AMENDOLARA. UNO SQUALO DI QUASI QUATTRO METRI FINISCE NELLA RETE
DI UN PESCATORE.


Uno squalo lungo quattro metri è rimasto impigliato nelle maglie della rete di un pescatore ad un miglio al largo di Amendolara. Il Pescatore, Patera Giuseppe,era impegnato come di consueto in una battuta di pesca, quando, verso le 7 di domenica, lo squalo, grande pressappoco quanto la sua barca, è finito nelle reti. Subito dopo il pescatore ha allertato il responsabile del Diving Center Ogigia, Giuseppe Golia, ed i volontari della Protezione Civile per Soccorso in Mare che unitamente ai Carabinieri di Roseto Capo Spulico e alla motovedetta dei Carabinieri di Corigliano pattugliavano il posto per tentarne il recupero e la sua liberazione dalle reti, purtroppo nel frattempo lo squalo si allontava dalla costa. Soltanto nel pomeriggio altri pescatori lo individuavano ormai senza vita e lo trainavano a riva. Lo squalo, che i pescatori locali chiamano comunemente pesce elefante, è stato poi trasportato nelle vicinanze del molo San Francesco da una barca di pescatori. Qui sopraggiungevano i volontari della Protezione Civile di Amendolara che a loro volta avvisavano la Capitaneria di Porto di Corigliano per le procedure di rito. Sul posto l'animale è stato visitato dal veterinario dell'ASL di Trebisacce, dal responsabile del WWF di Policoro e dal Dott. Giuseppe Cancelliere dell'acquario di Napoli, in presenza di Capo Stella Angelo della Delegazione di Spiaggia di Montegiordano. Inutile dirlo: lo squalo è stato meta di una folla di curiosi che non hanno resistito alla tentazione di vederlo da vicino. "Non sono esemplari pericolosi. Lo squalo elefante è più facile incrociarlo in California e Inghilterra. Insomma nessun timore, si tratta di una specie comune del Mar Mediterraneo" .Vederlo da vicino però mette paura. Quando il veterinario della Asl ne ha preso visione, si è subito reso conto che la morte è avvenuta per soffocamento. Completata l'ispezione, le autorità sanitarie locali hanno rilasciato l'autorizzazione allo smaltimento.

Qualche informazione sulla specie
Cetorhinus maximus o Squalo Elefante, è una specie decisamente pelagica, costantemente alla ricerca di plancton, anche in branchi di decine di individui. Il muso negli esemplari giovani è lungo e compresso, restringendosi nella parte anteriore come una proboscide (da qui il nome comune "Squalo elefante"). Passa molto tempo riposando in superficie talora col ventre all'insù (da qui il nome anglosassone Basking Shark). La forma varia
notevolmente a seconda dell'età (misura mediamente 6-8 metri nei nostri mari, ma ne sono stati avvistati esemplari lunghi fino a 15 metri). È dotato di denti piccoli (massimo 5 mm.), conici e con una sola punta. Si nutre esclusivamente di piccoli organismi del plancton (meduse, larve di crostacei, copepodi e uova di pesci) nuotando a bocca aperta e le fessure branchiali ben spalancate. Le appendici branchiali agiscono da filtri; queste appendici in alcuni esemplari cadono nel periodo autunnale; l'animale inizia allora una sorta di letargo che lo terrà ad una certa profondità per tutto l'inverno fino a febbraio-marzo quando le nuove fessure branchiali saranno completamente sviluppate. Si è calcolato che, nuotando alla velocità di circa 2 nodi l'ora un individuo medio possa filtrare circa 2000 tonnellate di acqua.

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