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                                                  Convento di San Domenico

 

L’ex Convento dei Domenicani, con la sua imponente struttura e la sua antica Chiesa, è ubicato nella parte alta del Comune di Amendolara.

Costruito nel 1492 da Angelo Emiliani, il Convento di Amendolara diventa, subito, un luogo ricettizio di notevole importanza e si trasforma in Centro Teologico e scuola per la preparazione dell’Ordine dei Fratelli Predicatori. Nel 1600 il Convento fu chiuso, in seguito alla nota Bolla di Leone X, perchè ritenuto angusto e inadatto alla ricezione dei Frati e ciò si desume da una nota di Fra Giuseppe da Zagaria, inerente allo stato ed i luoghi dei Conventi di Calabria Citeriore.

- Ristrutturato intorno al 1630, ebbe vita fino al 1715, anno  in cui i Monaci riabbandonarono il Monastero, per trasferirsi in luogo più ampio e più comodo.

- Nel 1750 il Monastero dei Domenicani di Amendolara era comunque abitato dai suoi frati, che lo tennero possesso, con le adiacenze formate da una vigna e da alcuni ettari di seminativo, fino al 9 agosto 1809; anno in cui, con reale decreto di Giuseppe Buonaparte, spedito da Napoli, il Monastero di Amendolara veniva soppreso.

Nel 1821, però, in seguito al ritorno dei Borboni alla Corte di Napoli e per vivo interessamento del Marchese Don Gaetano Gallarano e della Baronessa Donna Teresa Chidichimo Pucci, il Monastero di Amendolara veniva riaperto ma sparisce l’Ordine dei Domenicani e passa, invece, ai Minori Osservanti Francescani, con i gravami che su di esso pesarono, per effetto del passaggio dell’Ordine Monastico.

- Dopo l’unificazione nazionale, con le famose leggi eversive del 1866, emanate da Cavour, Rattazzi e Siccardia, mirati ad incorporare i beni degli enti religiosi per irrobustire l’erario dello Stato, Il Convento dei Minori Osservanti di Amendolara viene sospeso.

- Con decreto del Ministero degli Interni e per il Culto, il complesso edilizio, comprese le adiacenze e pertinenze, dopo averne inventariato i beni mobili interni, passa in custodia dell’Intendenza di Finanza.

Nel 1878 l’Intendenza di Finanza di Cosenza, con regolare atto notarile, aliena il Monastero degli ex Domenicani in favore del sign. Girolamo Grisolia, con tutte le adiacenze, pertinenze ragioni ed azioni.

- Nel 1880, dopo aver formalizzato ogni cosa presso le Autorità competenti, la famiglia Grisolia, con regolare presa di possesso, si trasferisce in Amendolara ed inizia i primi Lavori di Restauro della Chiesa e la costruzione del complesso edilizio denominato Palazzo Grisolia, ottenuto sopraelevando le vecchie mura del convento.

Nei lavori di restauro si verificano alcuni inconvenienti che compromettono l’Artisticità della Chiesa, rispetto alla suo originaria struttura.

Nel rifacimento del tetto, vengono innalzate ampie colonne laterali con archi a tutto sesto e relativa sovrapposizione di archetti a tutto sesto che restringono l’area interna della Chiesa medesima. Viene demolito il pergamo interno, con conseguente chiusura della finestra ad archi lombati che insisteva sulla porta principale. Viene demolito il campanile rinascimentale, che si ergeva imponente con la cupola moiolicata ancora in balla mostra.

Per quanto attiene, invece il convento, vengono affidati i lavori di restauro e della relativa sopraelevazione alla Ditta dei fratelli Nicola e Domenico Carelli di Oriolo Calabro.

Antistante il Palazzo, si apre uno slargo ampio, con una cinta muraria che delimita lo spiazzo pianeggiante, detto “VAGLIO”. Di qui appare nella sua imponenza l’ampio ed alto portone o porta carraia che, oltre a consentire l’ingresso ad una bestia con soma, immetteva nei vani superiori, mediante una comodissima scala a gradinata, fornita di balaustra in ferro battuto.

Lo sguardo del visitatore, però, si posa sulla facciata anteriore, da cui scaturisce una serie di balconi cosi detti “cassettone”, mirati a conferire al fabbricato una notevole maestosità.

Termina la facciata principale con una torre al lato est, che oltre a formare una spaziosa veranda con archi a tutto sesto, conferisce anche una motivazione di difesa o casa-fortezza. Tutte la facciate non hanno intonaci, per cui l’intero complesso si confonde col paesaggio circostante.

Mentre la facciata anteriore è dotata di ampi balconi, la facciata est, invece, offre una serie di finestre che, un tempo, spazziavano sulla così detta “vigna” e, quindi, verso l’aperta campagna.

I muri in pietra, la serie di finestre anch’esse a cassettone, in alto, qualche feritoia tra una finestra e l’altra, i davanzali appena sporgenti delle finestre medesime, finemente lavorati, nell’insieme offrono al visitatore un tono di severa bellezza.

Negli ultimi anni il Palazzo Grisolia ed l’antico chiostro è stato fatto oggetto di revisione, e duranti questi lavori ed i vari sopralluoghi fatti anche all’interno della Chiesa di San Domenico, lo scrivente ha rinvenuto otto grandi nicchie finemente afrescate con pitture risalenti al primo decennio del 1500. Tali affreschi, non si trovano di eguale fattura nel nord Calabria; sono in buono stato di conservazione, grazie al fatto che chi aveva murato tali nicchie, probabilmente nel 1630, per la posa degli stucchi barocchi, ha fatto attenzione a non posare né le pietre né la calce a contatto con le pitture.

Grazie all’operato dell’attuale Amministrazione Comunale che ha reperito i fondi, si stanno eseguendo i necessari lavori che ridaranno al maestoso bene monumentale il meglio della sua bellezza trasmessa dalla maestosa capriata, dalla pregevole cupola, dalle affascinanti pitture del cinquecento e dai notevoli stucchi e putti della metà del seicento.

                                                                                                             Antonio Ruina

 

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