Tra i torrenti Straface ed Avena sorge Amendolara, dal latino "Amygdalaria" (mandorlai, probabilmente per la numerosa produzione di mandorle).
Percorrendo la SS106 da Sibari verso Taranto si arriva ad Amendolara Marina e da qui, immettendosi nella SS 481, si ci avvia verso il Paese, distante circa 4 Km.
Lungo questo breve tragitto si incontrano 5 altopiani, il secondo dei quali, probabilmente l’antica Statio ad Vicesimum, si chiama oggi piano della Lista. Serbatoio romano e AnnunziataSi presume che questo luogo dovesse essere una stazione di riposo e di posta della Via Consolare litoranea così come testimoniano i rCappella dell’Annunziataesti di un grande serbatoio circolare e delle tubazioni di un importante acquedotto, nonché il vasellame e le monete di epoca imperiale qui ritrovate. Poco distante dal grande serbatoio romano sorge la Cappella dell’Annunziata o Cappella dei Greci. La chiesetta, edificata in epoca bizantina (IX-X sec.) su un tempio pagano, presenta una pianta e una cupola di tipo bizantino, e si presume fosse un luogo di ritrovo per gli eremiti delle grotte vicine. All’interno si ammirano affreschi rappresentanti una Madonna con Bambino e un Cristo Pantocrator benedicente e numerosi simbolismi bizantino - medioevali. Di fronte all’Annunziata a breve distanza le une dalle altre si affacciano, ciascuna dal proprio colle, le chiese bizantine di S. Giovanni, S.Sebastiano, S.Marco, Santa Maria e S. Giuseppe.
Ritornando sulla SS 481 entriamo nel centro di Amendolara, nel cui territorio sono state fino ad ora identificati tre abitati e tre necripoli corrispondenti a tre epoche successive: preellenica, ellenica e romana. Si riscontrano tracce del periodoMuseo Archeologico Statale paleocristiano ed una imponente presenza di epoca bizantina. Percorrendo il corso principale osserviamo in ordine l'Arco di S. Marco, la cappella di S.Rocco, quella di S.Anna e Palazzo Pucci. Giunti nella piazza principale di Amendolara (Piazza Giovanni XIII) ci ritroviamo di fronte il Museo Archeologico Statale "V. Laviola". Questo museo raccoglie reperti di tutte le civiltà che si sono succedute Portale Chiesa S. Margheritasul territorio di Amendolara. Vasi in terra cotta, armi, gioielli ed arnesi in metallo databili al XII sec. a.C. , corredi funerari, ceramiche, reperti metallici e soprattutto migliaia di pesi fittili alcuni dei quali con iscrizioni in greco che attestano il livello quasi industriale che aveva raggiunto in questa zona la tessitura della lana. Chiesa di S. MariaTerminata la visita al museo ci incamminiamo verso il centro storico di Amendolara, dove possiamo ammirare la Cappella di S.Antonio Abate, Palazzo Andreassi, Palazzo Blefari, la Palazziata e infine la Chiesa di S. Maria, costituita da un abside e una cupola bizantine. Percorrendo le strette viuzze del centro storico giungiamo davanti alla Chiesa Madre di S. Margherita, che nonostante i numerosi rifacimenti, presenta tracce del periodo medioevale, come il portale di pietra (fine XIII, inizio XIV sec.), archi a tutto sesto e l'acquasantiera in pietra con leone stiloforo. Nello spazio antistante la Chiesa troviamo il Museo della Civiltà Contadina, proseguendo il cammino ci imbattiamo nel Castello, restaurato nel 1239 ad opera di Federico II e molto rimaneggiato nel corso dei secoli. CastelloAll’interno merita di essere ammirato un affresco conservato al piano terra e databile alla fine del XIII sec. La scena rappresentata è la crocifissione: il cristo sulla croce (sulla parete di fondo della nicchia), la Madonna e S. Giovanni rispettivamente sulla parete sinistra e destra della nicchia. Sulla volta della nicchia è raffigurato il Pantocrator benedicente, racchiuso in una mandorla sorretta ai lati da due angeli. Usciti dal centro storico e dirigendoci verso la zona denominata Timpone, troviamo Palazzo Grisolia (ex Palazzo Grisoliaconvento dei Domenicani con annessa chiesa di S. Domenico). Da ammirare la facciata e il cortile interno, mentre la chiesa annessa è in stile tardo barocco medioevale e all'interno della quale sono venuti alla luce di recente, stupendi affreschi. Prima di lasciare il centro abitato, appare tempietto di S.Luciasulla sinistra il tempietto di S.Lucia, costruito nel 1960 ad opera dell'artista A. Sassone. Procedendo lungo la SS 481 in direzione Oriolo, dopo circa 2 km, girando a destra imbocchiamo una strada interpoderale che conduce alla contrada S. Giovanni. Qui troviamo il Semaforo della Marina Militare, operante fino al secondo conflitto mondiale e poco più avanti i ruderi della Chiesa bizantina di S. Giovanni, unica in Italia ad avere pianta a quaS. Giovannidrifoglio o croce libera. Lungo la stessa strada si giunge nel sito archeologico della Città Greca Arcaica (VII - VI sec. a.C.), detto pianoro di S. Nicola. Tornati sulla SS 481, e proseguendo per Oriolo, incontriamo sulla destra la Pietra del Castello, grosso affioramento calcareo. Una leggenda vuole che alla mezzanotte del 24 Dicembre di ogni anno, la roccia si apra e mostri al suo interno una chioccia con dodici pulcini d'oro, oggetti preziosi ed una tavola imbandita. TPietra del Castellouttavia quest'incantesimo dura solo pochi secondi e si racconta di molta gente rimasta imprigionata al suo interno. Proseguendo per la statale, si giunge in contrada Pietra Stoppa che prende il nome da un masso intorno al quale si volgeva il mercato del cotone, come riportato da un documento greco del 1015. Qui è possibile gustare i prodotti tipici locali e il vino dell’azienda agricola che si trova al bivio della strada che porta al Bosco di Straface, distante circa 6 km e situato a circa 800 m di altitudine. Tra querce e pini troviamo la chiesetta della Madonna delle Grazie, e poco dopo un angolo delizioso, anticamente battezzato dai boscaioli Trastullo, che nasconde tra glia alberi imponenti una sorgente d’acqua purissima. Torre SpaccataRitornati alla contrada Pietra Stoppa, scendiamo lungo la nuova statale fino ad arrivare alla S.S. 106 e attraversata questa giungiamo davanti alla Torre Spaccata, costruita nel '500 allo scopo di avvistare i pirati turchi provenienti dal mare. Proprio qui, nel mare di fronte a questa torre, la leggenda vuole che si ergesse un'isola, forse quella di Ogigia, cantata da Omero e dimora della ninfa Calipso. Banco di AmendolaraEffettivamente quel tratto di mare nasconde una secca: il Banco di Amendolara, che forse molti secoli fa era affiorante, ed oggi è meta di numerosi pescatori e subacquei. Dalla Torre Spaccata si può proseguire in auto lungo la strada che costeggia la spiaggia, fino ad arrivare alla Marina di Amendolara. Le testimonianze archeologiche e monumentali sono confermate dai numerosi riferimenti mitologici che fanno di Amendolara (forse l’antica Lagaria, fondata da Epeo, costruttore del Cavallo di Troia) un modello per lo studio dell’archeologia di tutta l’Italia meridionale.

 

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